Mr. X: la mia incognita

CHi è Mr. X?

Pensando a una definizione appropriata per il mio Mr. X mi salgono alla mente una serie di espressioni altamente ossimoriche: mr. X è una presenza mancante, un equilibrio instabile, un punto di riferimento mobile. Senza dubbio, non è una certezza assoluta.

Ero ancora in fase di uscita da una lunga relazione ormai agli sgoccioli. Fase complicata. Assalita da mille sensi di colpa. Impaurita davanti a una decisione non facile dopo tutto quel tempo passato insieme, ma che prima o poi avrei dovuto prendere. Quando la  voglia di scappare è mille volte superiore a quella di restare, è chiaro che le cose non vanno come dovrebbero andare. Quando non vedi l’ora di tornare da chi hai lasciato a Madrid per trascorrere le vacanze natalizie a casa, le domande sorgono spontanee. Sarebbe stato molto più facile lasciare le cose così come stavano. Aspettare che succedesse qualcosa. Sperare in un intervento divino che aggiustasse tutto e mi liberasse da ogni tipo di responsabilità. Ma anche l’attesa mi stava stretta. La mia irascibilità aveva raggiunto livelli massimi; coi nervi a fior di pelle ero pronta a scattare per ogni minima cosa che potessi anche solo lontanamente infastidirmi. E piangevo. Tanto, spesso, sempre. La sensazione era quella di essere nel posto giusto con le persone giuste, ma con braccia gambe e mente legate. Ero riuscita finalmente a volare via dalla gabbia, ma avevo dimenticato di sciogliere il laccio che mi legava polsi e caviglie. Sapevo di dover agire, muovermi in una qualche direzione. Ma muovermi. Il mio problema? L’estrema insicurezza. La paura di sbagliare. La mancanza di autostima.

Nel momento più buio del mio primo anno da spirito libero, ho incontrato Mr. X. Personaggio strano e affascinante. Il classico tipo che può farti perdere la testa con uno sguardo, imbambolarti con due parole, farti scoppiare il cuore con un bacio e poi lasciarti lì a racattarne i pezzi. Insomma, nella mia testa mi sforzavo di immaginarmelo con un enorme cartello legato al collo con su scritto “stare alla larga“. Ma come ogni donna che si rispetti, il fascino dello stronzo ha preso il sopravvento sulla mia razionalità, già di per sè alquanto scarsa quando si parla d’amore. Così è entrato nella mia vita, all’improvviso.

E ha capovolto tutto.

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5 commenti

Archiviato in love, Madrid, Mr.X, myself

5 risposte a “Mr. X: la mia incognita

  1. antigonewoland

    Anche quando ho conosciuto il mio attuale ragazzo e convivente ho pensato la stessa cosa. Lui però lo stronzo lo fa e questo a volte lo rende più odioso di uno stronzo in tutta la sua essenza.

    Tuttavia non dimentico che pure io quando voglio e mi ci impegno so fare la stronza che più stronza non si può quindi, alla fine, siamo pari. 🙂

    • @li

      Quello è il segreto. Contraccambiare con la stessa moneta!
      Come manuale per la sopravvivenza consiglio di leggere “Agli uomini piacciono le stronze”. Una vera bibbia per qualunque donna che abbia a che fare con un caso disperato.

  2. antigonewoland

    già letto. comunque…non sono d’accordo. dobbiamo semplicemente volerci bene rispettarci e seguire la nostra strada, e questo vale per tutti non solo verso gli uomini.
    se agli uomini piacciono le stronze è anche vero il contrario. che a noi piacciono gli stronzi e i puttanieri. Credo però che nel 2012 sia venuto il momento di lasciare perdere gli opposti estremismi di genere, fomentati negli anni 60/70 con il movimento femminista e che è deragliato in un’odio velleitario e comprendere che siamo innanzi tutto persone: persone diverse, con due diversi modi di ragionare ma con le stesse emozioni, gli stessi bisogni, gli stessi sentimenti. Certo non è giustificabile un comportamento irrispettoso dell’altro, però è anche vero, e non per essere giustificazionista, che quel comportamento nasce da un’errato modo di reagire a certe esperienze precedenti esattamente come noi finiamo a fare le stronze, esattamente perché poi ci sono libri su questo tenore e anche peggio. Conta anche che negli ultimi 50 anni è cambiato il tenore di vita e laddove un tempo una donna ricercava in una relazione sicurezza e sopravvivenza e l’uomo trovava in questo ruolo completa soddisfazione, ora non è più così, come è giusto che debba essere per altro. Il progresso, i boom economici, le lotte politiche che hanno emancipato la donna e l’hanno resa autonoma e indipendente, quindi in grado di soddisfare da se quei bisogni basilari di sicurezza e sopravvivenza che prima cercava nell’uomo. Siamo davanti ad un passo avanti in cui nella coppia si cerca condivisione emotiva e sentimentale. E da entrambe le parti. Ruoli non invertiti ma diversi, a cui le nostre generazioni non sono state preparate perché i nostri genitori sono ancora del vecchio retaggio relazionale. Siamo pionieri…e pioniere di un nuovo modo di stare assieme e condividere la nostra vita con la persona amata. Per me l’importante è il rispetto ma anche empatia, fiducia, comprensione.

    a me non piace essere stronza, non mi piace quando vengono fuori questi aspetti di me. Purtroppo anche questi aspetti di me fanno parte di me e sto cercando di capirli, per disinnescarli.

    sorry…per la mia prolissità, viviti questa storia con Mr.x per quello che di bello ti da, senza seghe mentali. 🙂

    P.s. ti consiglio “conoscersi, capirsi, amarsi” di john gray….
    p.p.s. l’altra sera avevo scritto il famoso post ma la chiavetta ha dato i numeri ed ho perso tutto 😦 lo riscriverò prossimamente)

    • @li

      Niente scuse, la prolissità è ben accetta soprattutto quando le parole scritte possono aiutare a far riflettere. e pensando a ciò che hai scritto, beh mi trovo ancora una volta ad essere daccordo con te. più passa il tempo, più mi rendo conto quanto la diversità, gli scontri litigiosi quasi quotidiani, il giungere a non sopportarsi più, siano il cemento che ci tengono uniti. oltre al sentimento che è la base, ovviamente. l’importante non è fare la stronza o ripagarlo con la stessa moneta. la cosa fondamentale sta nel non perdere di vista la propria persona, non lasciare che essa si annulli nell’altro. la passività e la dipendenza sono da evitare. per il resto davvero sta tutto nel “conoscersi, capirsi e amarsi” 🙂

  3. antigonewoland

    la diversità è un valore, è un occasione di arricchimento reciproco. 🙂

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