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“Siate felici”

Passiamo ore, giorni, mesi, anni a cercare la felicità lamentandoci continuamente di non avere abbastanza o di essere troppo lontani dalla nostra vita ideale.

E se questa non fosse la strada giusta?

Se il primo passo verso la felicità fosse cominciare a sentirsi felici per tutto ciò che già abbiamo e ci rallegra ogni giorno?

La felicità è più vicina di quanto pensiamo…

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Dear Friend…

Come si torna ad essere felici?

“Dear A.,

Come si torna ad essere felici se quello che ti faceva felice non ce l’hai più? Se pensi a quella persona continuamente e se quella persona ti lascia andare apparentemente ma continua a tenerti legata a Lui riempiendoti di illusioni e false speranze?!”_confusa_

Smetti di chiederti come tornare ad essere felice con ciò che PRIMA ti rendeva felice. Prima è passato. E continuare a voltarti ti porterà solo a tardare il tuo cammino per il viale della vita. Non permettere che la tua felicità dipenda da un’altra persona. Non lasciare che l’amore diventi una droga e la sua mancanza un’astinenza insopportabile. Impara ad amare di più te stessa, è lì che si nasconde il segreto dell’essere felici. Sii l’artefice della tua vita e della tua felicità. Non sarà facile: piangerai ancora. continuerai a voltarti indietro nella maledetta speranza di sistemare le cose così com’erano. farà male. ci vorrà tempo. Aiutati, ricordandoti spesso che chi ama lascia libero l’altro, non se ne libera.

Consiglio pratico: prendi un foglio e intitolalo “cosa ho voglia di fare…”. stila una lista di tutto quello che ti piacerebbe fare e che continui a rimandare per mancanza di tempo, pigrizia, altre scuse di questo genere. Qualsiasi cosa, anche la più banale. Dopodichè, smetti di pensare e inizia a creare.

Bye, A.

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“Chi desidera abbandonare il posto dove vive non è felice”

E’ davvero difficile spiegare ciò che si prova quando in un preciso momento della propria vita ci si sente “stretti”. Manca l’aria e l’unica immagine in grado di riportarti a galla per respirare a pieni polmoni un pò di vita è quella della fuga. Dove? Ovunque. La destinazione ha poca importanza. Un qualunque angolo della terra più grande del mio minuscolo paese di campagna mi avrebbe salvato dallo stato di claustrofobia cronica in cui ero caduta. La scelta è stata veloce e impulsiva: Madrid. Così, aprofittando di una borsa di studio vinta all’ultimo minuto, ho fatto i bagagli e sono partita. Le lacrime di mia madre, la tristezza negli occhi delle mie due meravigliose amiche, una storia di quattro anni che si stava spegnendo come una fiammella in mancanza d’ossigeno, la paura mista all’eccitazione per la nuova ignota vita che mi stava aspettando. Novità. Ecco ciò di cui in quel momento avevo più bisogno. Sentivo la mancanza di sensazioni forti che nulla avessero a che vedere con la solita noiosa routine. Luoghi nuovi, persone nuove, esperienze nuove.

A distanza di un anno e più, mi ritrovo sempre qui. Trascorso il termine del periodo di studi all’estero gentilmente concesso dalla borsa di studio, lasciare Madrid e tutto ciò che avevo creato in quella divenuta ormai la mia città mi è sembrato impossibile. Per non parlare dell’idea di tornare alla vita di prima. Il solo pensiero mi soffocava. C’è chi pensa che sia pazza, chi una nullafacente “drogata” dalla movida spagnola, chi tuttora non comprende il mio bisogno di vivere tanto lontano da casa. Ci sono stati momenti in cui ho pensato che gli altri avessero ragione. Le mie amiche, la mia famiglia, il mio ex. Poi una sera, sfogliando le pagine de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, Kundera ha dato una risposta chiara ai miei dubbi.

“Chi desidera abbandonare il posto dove vive non è felice”

Ecco la prossima domanda a cui dare una risposta: sono felice?

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